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  Ghirardi [ Che cosa ho a che fare con gli schiavi? ]
         

Mace ëd sangh su la piassa stamatin, an sle pere grise, sul murajon scrostà, doi pòvri fagòt, un preive e dij sassin: a costa mace ‘d sangh la libertà. Carlo Regis


22 maggio 2009

Oggi a Passengers

Questa mattina sono stato ospite in diretta a Passengers, trasmissione di LifeGate Radio con studio su un bus a impatto zero che gira per la città durante la puntata. E' stato divertente. Il tema della puntata era: la biodiversità. Io ho parlato di Orti in Condotta e di Presìdi Slow Food. Se volete riascoltare la puntata cliccate qui.




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26 novembre 2008

Dal pangasio alle trote

Torno sullla presenza del pangasio nelle mense scolastiche, riportando in fondo a questo post l'articolo pubblicato da Provincia Granda sul numero della scorsa settimana.
Vorrei al riguardo precisare alcune cose:
1- Oggi come oggi non si consuma pangasio nelle mense scolastiche di Mondovì. Ma fino a ieri, ovvero fino al 14/11/2008, sì. Perchè lo so? Semplice: perchè anche mio figlio fa uso della mensa. Ad una lettura ingenua dell'articolo sembrerebbe di capire che in un passato non bene definito in mensa c'era il il pangasio; quel passato, però, è molto recente.
E ancora: finora le trote locali non hanno ancora messo piede nelle cucine della mensa. Speriamo per il futuro, ma oggi non c'è nulla di concreto al riguardo.
2- Il Sindaco come al solito è riuscito a fare una dichiarazione in cui non dice nulla.
3- Mi stupisce un po' - e, aggiungo, mi preoccupa - leggere la dichiarazione del delegato del Comune in commissione mensa. Il contenuto di tali affermazioni lascia trasparire un approccio al tema cibo e al tema mensa che non prova neppure a fare i conti con la qualità (organolettica, ambientale, sociale, ... ). Insomma... chissenefrega del cibo buono, pulito e giusto.
Quello del delegato - e del Comune? spero di no -  è un approccio che appartiene alla preistoria ma che continua a sopravvivere in alcuni angoli della penisola.
4- Quanto alla mia dichiarazione, vorrei precisare che non penso che basti far bere ai bambini l'acqua del rubinetto e utilizzare i soldi risparmiati per acquistare le trote al posto del pangasio! Però dico: per dare ai bambini un pesce che ha un apporto nutrizionale pari a quello di acqua e sale, non è meglio bandire il pesce dalla mensa? Sarebbe un operazione più trasparente e chiara (non a Mondovì, ma in tutta Italia).
Se invece pensiamo che sia bene - dal punto di vista nutrizionale, ma anche e soprattutto dal punto di vista educativo - che i bambini a scuola mangino pesce, facciamo in modo che questo pesce sia buono, sia sano (sia per chi lo mangia, sia per chi lo produce), sia amato e apprezzato.
E allora ritorno alle trote locali acquistate da un allevamento sostenibile: abbiamo la volontà di inserirle in mensa, o no? Io a questa sfida ci sto.
Toc toc: c'è qualcuno? interessa?


Ma eccovi di seguito l'articolo di Provincia Granda:
Trote locali e niente pangasio nelle mense del Monregalese
MONDOVÌ - Nelle mense monregalesi niente “pangasio”, meglio le trote allevate nei nostri rii. In tempi in cui si fa un gran parlare di prodotti a kilometri 0 (ossia messi sul mercato nel posto più vicino a quello di produzione) e di pesci “esotici” pescati nei mari tropicali e finiti infine sulle mense italiane, Mondovì va in senso opposto: si cerca di offrire ai ragazzi prodotti nostrani. È l’impegno di Slow Food monregalese, con il fiduciario Gianni Ferrero che ha in programma un incontro con Roberto Marangoni della “Marangoni ristorazione” per definire una rosa di fornitori selezionati locali che approvvigionino le mense di Mondovì. «L’idea nasce a margine del convegno sull’acquacoltura - ci dice Gianni Ferrero - come Slow Food proporremo di acquistare il pesce da fornitori locali favorendo le specie allevate in zona come le trote fario o la iridea o il salmerino.L’obiettivo è sia migliorare la qualità del prodotto, sia valorizzare l’economia locale».
«Il progetto è interessante e soprattutto in linea con le intese adottate insieme a Coldiretti ed Agrigranda per promuovere nelle mense cuneesi i produttori di ortofrutta, carni e formaggi locali - ci dice Roberto Marangoni, responsabile dell’omonima azienda -. In passato noi come altri abbiamo utilizzato anche il filetto di pangasio, ma ciò sempre in accordo con l’Asl e nel rispetto delle norme in materia. Del resto si tratta di un prodotto molto diffuso nei servizi di grande refezione. Comunque da un po’ di tempo in qua abbiamo ritenuto opportuno servire altri prodotti e la proposta di Slow Food monregalese potrà certamente, laddove si concretizzi, aumentare l’offerta e le alternative».
Il sindaco Viglione: «Mondovì è molto attenta alla qualità del cibo somministrato nelle mense. Dal 1999 infatti è operativa una apposita Commissione composta da medici Asl, delegati delle scuole e rappresentati comunali, che controlla e verifica il servizio erogato».
Ciro Gola, delegato per il Comune in Commissione Mense: «Non c’è nessun problema legato alla somministrazione del pesce nelle mense monregalesi. La situazione è sotto controllo ed in passato, alla luce delle notizie di stampa, ci siamo attivati con alcune verifiche interessando anche il Servizio Veterinario, ma non è stato registrato alcun problema né tanto meno emergenza alcuna. Servire pesce locale in mensa? L’idea è sicuramente suggestiva e da noi abbiamo produttori di grande qualità: andranno discussi i costi però di una simile operazione».
Davide Ghirardi, consigliere comunale a Mondovì, si occupa per Slow Food Bra anche di riqualificazione delle mense scolastiche: «La questione dell’opportunità di importare pesce pangasio dal delta del Mekong per servirlo nelle nostre mense è stata posta al Salone del gusto di Torino in un laboratorio denominato “Pensa che mensa” a cui anch’io ho preso parte. Spero che il progetto di servire prodotti locali nelle mense di Mondovì si concretizzi: non bisogna però farne una questione di costi, bensì di qualità. Del resto qualunque cosa è più cara del pangasio. Non dobbiamo cadere nella tentazione di metterla sul piano economico, perché, se questo è il punto, allora meglio non consumare pesce a scuola. Se proprio si deve fare economia, ricerchiamo soluzioni diverse, ad esempio limitando lo spreco dell’acqua o della quantità di cibo non consumato. Cerchiamo infine fondi per formare ulteriormente e costantemente i soggetti che hanno a che fare con queste tematiche, sia in Comune, sia negli altri enti preposti». 




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11 novembre 2008

L'orto della classe insegna il gusto della verdura coltivata a scuola

Ecco un mio articolo uscito su La Stampa di domenica 9 novembre nella rubrica "Sostiene Slow Food".

Il pasto a scuola non è sempre vissuto in maniera piacevole. Ancor più spesso i bambini arricciano il naso quando il menù propone frutta e verdura, che finiscono come avanzo nel contenitore dell’umido. La mensa, però, non dovrebbe essere solo un tempo dedicato al nutrimento e al relax (occorrerebbero spazi più confortevoli e tempi meno contingentati), ma dovrebbe essere anche un momento educativo e di formazione del bambino. Se poi si riescono ad attivare percorsi di educazione alimentare che sanno collegare il pranzo in mensa con attività di studio in classe, con esperienze pratiche e laboratori di approfondimento, con visite ad aziende agricole, allora il pasto a scuola può dare importanti risultati sulle abitudini alimentari.
Con gli Orti in Condotta, la rete di orti scolastici nata a metà anni Novanta in California per iniziativa di Alice Waters, vicepresidente di Slow Food, e più di recente giunta anche in Italia, si è tentata con successo questa strada. La peculiarità di questi orti sta nel fatto che, partendo dalla coltivazione di un pezzo di terra nel giardino della scuola, i bambini imparano come nasce la verdura, a conoscere la stagionalità, i saperi contadini e i valori della terra madre. Non solo, gli insegnanti programmano le loro lezioni di storia, di geografia e di geometria. Non mancano occasioni per visitare aziende casearie o agricole, e per cucinare ricette regionali insieme a chef affermati L’orto diventa anche un momento importante di socializzazione tra gli alunni stessi e con i genitori e nonni che vengono costantemente coinvolti nell’iniziativa. Un altro aspetto non va trascurato: i bambini coinvolti in queste esperienze vedono il momento della pausa pranzo con gioia e imparano ad apprezzare la verdura che trovano nel piatto.
Spesso il raccolto dell’orto finisce in mensa, come avverrà l’11 novembre, a San Martino, ricorrenza che è stata scelta per la prima Festa Nazionale degli Orti in Condotta. Ben 151 scuole di tutta Italia martedì festeggeranno la fine dell’anno agricolo e il riposo invernale del loro orto dedicando la giornata alle attività di educazione alimentare e preparando la dispensa per l’inverno. La sera, infine, bambini, insegnanti e genitori si ritroveranno in un’osteria per un saporito momento conviviale.
Davide Ghirardi




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7 luglio 2008

I cibi per bebè? Quelli naturali fanno crescere risparmiando

Ecco il mio articolo uscito su La Stampa di ieri nella rubrica "Sostiene Slow Food":
Largo impiego di alimenti non importati, cibi locali, utilizzo di ingredienti disponibili sul posto e trattati con tecnologie di piccola scala a livello di comunità: queste linee guida non provengono da un decalogo di alimentazione alternativa ma fanno parte di un testo redatto da Oms e Unicef nel 2002 denominato Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini. Un documento che va a braccetto con le Raccomandazioni standard per l’Unione Europea sull’alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni, dove si dice che “l’uso di alimenti complementari di origine industriale può ritardare l’accettazione della dieta familiare e costituisce un onere non necessario per il bilancio familiare”. Ma le indicazioni di queste autorevoli istituzioni trovano riscontro nella quotidianità? Il passaggio dall’allattamento esclusivo alle prime pappe troppo spesso si concretizza con rigide ricette per brodini che sembrano dimenticare luoghi, stagioni, temperature e varietà. Ecco allora che tra le prime verdure introdotte nella dieta del bebè sempre e comunque c’è lo zucchino, in qualunque stagione dell’anno. E le povere zucche, cos’hanno di meno per non essere proposte nei mesi freddi? E ancora: quando mai nella vita ci capita di mangiare la tapioca, cibo originario dell’America Latina? Eppure tutte – o quasi – le indicazioni pediatriche correnti sembrano farci intendere che il piccolo non ne possa mai fare a meno. E neppure le multinazionali del baby food: che infatti riempiono gli scaffali dei supermercati con le creme di mais e tapioca. Ma perché non proporre ogni tanto anche un passato di carote o una semplice polenta? E’ importante che i genitori comprendano sempre più che scegliere consapevolmente e con cura i primi alimenti per i propri figli, facendo attenzione all’origine, alla stagionalità e alla naturalità del prodotto, significa trasmettere la propria cultura alimentare, le abitudini familiari. Con un beneficio per tutti: per l’ambiente, per la salute del bambino, per la sua educazione al gusto e, non dimentichiamolo, anche per il portafoglio.




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26 maggio 2008

A scuola il pranzo si coltiva nell'orto

Ieri sulla Stampa è uscito questo mio pezzo nella ribruca "Sostiene Slow Food"
Il binomio cibo e scuola ha significato per molto tempo – e in diverse realtà lo è ancora – pensare a mense con cibi senza stagione, piatti poco legati alla tradizione locale, il tutto in turni fast, quasi che il pranzo fosse un dovere da espletare con fastidio, piuttosto che una grande opportunità per fare quotidianamente educazione alimentare. Oggi però in molte scuole stanno fiorendo iniziative creative e innovative che mettono al centro l’alimentazione e il sistema cibo nel suo complesso. Dar vita ad un orto scolastico, per esempio, significa realizzare un progetto che può educare le giovani generazioni alla sostenibilità delle produzioni agricole e alimentari, facendo comprendere ai ragazzi perché preferire ortaggi di stagione e coltivati con metodi naturali, perché scegliere prodotti del territorio o riscoprire, cucinandola, una antica ricetta contadina. In più, attorno all’orto della scuola può nascere un nuovo collante per la comunità: coinvolgere gli anziani nella coltivazione significa trasmettere saperi tradizionali che rischiano di andar persi; interrogarsi insieme, insegnanti e genitori, sugli stili alimentari adottati in famiglia può favorire cambiamenti a vantaggio della salute, dell’ambiente e – perché no? – anche del portafoglio. Queste sono le motivazioni alla base delle tante iniziative che le scuole con gli orti stanno organizzando prima delle vacanze estive. Ad Acqui Terme e a Pegognaga hanno realizzato un libro per immortalare le fatiche di un anno; in qualche altra realtà degusteranno le insalate in classe insieme ai genitori, come hanno fatto questa settimana i bambini di Caltanissetta; qualcuno ha organizzato un pranzo a km zero nel prato accanto all’orto, com’è avvenuto ieri a San Miniato in provincia di Pisa. Oggi poi, chi andrà alla Festa delle Fragole a San Mauro Torinese, potrà trovare uno stand espositivo con prodotti freschi, trasformati e conservati frutto del lavoro degli agricoltori in erba. E venerdì prossimo, nel piccolo centro di Garlenda, a poca distanza da Albenga, ben 17 scuole liguri festeggeranno in allegria il raccolto di fine anno con canti, spettacoli, riconoscimenti per gli ortolani eccellenti e, naturalmente, un pranzo con i prodotti coltivati con tanta cura da quasi mille scolari-contadini.




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